Ernesto, l’anima e la voce.

Mio padre, medico, liutaio e ricercatore.

Chi ha conosciuto Ernesto, sa bene come può essere difficile spiegare in poche righe, al di là dei suoi meriti, che pure furono grandi, l’uomo Ernesto. Chissà quanto ancora avrebbe fatto, quali sorprese nascondono gli strumenti da lui lasciati incompleti. Qualche volta resto incantata a guardarli, questi figli nudi della sua mano. Sono violini senza vernice, senza corde, ancora lì, sul suo tavolo da lavoro, ad aspettare qualcosa.
Così, dentro di me, cerco l’idea che ha guidato la mano di mio padre, nella costruzione di questi ultimi strumenti. E qualche volta, sarà pure la mia immaginazione, ma sono convinta di sentirne la voce. Perché se basta avere una buona mano e del gusto artistico per costruire un buon violino, non basta per donargli l’anima.
E di anima, Ernesto ne aveva tantissima e molti, forse solo per un attimo, attraverso il suono di un violino, di una viola, di un violoncello hanno avuto la sorpresa di percepirla, e ne sono rimasti affascinati. Tutti gli strumenti che ha costruito siano essi a corda o a arco, hanno una voce profonda, di quelle che da sole, sono capaci di trasmetterti un mondo intero di emozioni.
Sono strumenti giovani, moderni, hanno davanti a sé molti anni di suono con cui maturare, trasformarsi, e diventare adulti. La liuteria contemporanea è spesso messa da parte, in favore di strumenti più antichi, che questa strada l’hanno percorsa già, ed il loro suono è forte e brillante. E se per la maggior parte degli strumenti, la maturità arriva con l’età, e con la maturità anche un suono più deciso; gli strumenti di Ernesto nascono sempre con un carattere forte e dominante, certo ancora giovane, ma che fa assaporare la gioia che, tra qualche decennio, potrà dare, sentirli suonare.
Così io so, che se già oggi potrei delegare, ai suoi strumenti, di parlarci di lui, quando l’ultimo dei suoi violini, sarà portato al massimo della sua espressione musicale, Ernesto sarà in quella voce, ed io non potrò avere mai parole più belle,di quelle che saprà dire il suo violino.
Io, figlia sua, come figli sono i suoi strumenti, mi porto dentro un pezzetto della sua anima e spero di sapervela raccontare.

dr. Laura de Angelis